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La salute mentale delle donne: sorellanza e cura di sé come atto politico

sad multiracial women hugging at home

Le donne stanno rafforzando i propri legami e la sorellanza segna la nuova ondata del femminismo. La cura, che un tempo ricadeva esclusivamente sulle loro spalle, viene ora vista come una responsabilità collettiva — con routine interrotte da momenti di riposo per il corpo e la mente.

Questo cambiamento non è soltanto una bella frase da condividere sui social media. Risponde a un problema reale, misurabile e urgente: il corpo e la mente delle donne sono esausti.

I numeri che si celano dietro questo esaurimento

Dati recenti dello U.S. Census Bureau mostrano che le donne che lavorano a tempo pieno continuano a guadagnare circa 81–83 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini — un divario che aumenta notevolmente quando entrano in gioco i figli. Secondo un’analisi di Bankrate basata sui dati del Census, nel 2024 le madri che lavoravano a tempo pieno hanno guadagnato circa il 35% in meno rispetto ai padri, un divario maggiore rispetto ai due anni precedenti. Una ricerca del Institute for Women’s Policy Research mostra che la cosiddetta “motherhood penalty”, ovvero la penalizzazione economica legata alla maternità, rappresenta quasi l’80% del divario retributivo complessivo tra uomini e donne, con una riduzione prevista dei guadagni di una madre di circa il 15% per ogni figlio di età inferiore ai cinque anni.

Questa disuguaglianza va di pari passo con un altro dato allarmante. Diversi studi sulla forza lavoro condotti nel 2025–2026 indicano la stessa direzione: Gallup ha rilevato che le donne in posizioni di leadership riportano livelli di burnout sensibilmente più elevati rispetto agli uomini, mentre indagini separate di Deloitte e Mind Share Partners mostrano che le donne, in tutto il mondo del lavoro, hanno costantemente maggiori probabilità rispetto agli uomini di dichiararsi in burnout, in difficoltà o in una situazione di crisi.

Dietro queste statistiche c’è un concetto che ha acquisito sempre più spazio nel dibattito pubblico: il carico mentale, ovvero il lavoro invisibile di pianificare, ricordare e anticipare tutto ciò che deve essere fatto — dalla lista della spesa all’appuntamento del figlio con il pediatra, fino a una scadenza lavorativa. Non si tratta soltanto di fare; significa ricordare, prevedere e assumersi la responsabilità di tutto, silenziosamente e continuamente.

A questo si aggiungono il “secondo turno di lavoro” a casa e la ben documentata penalizzazione che le donne subiscono quando si assentano dal lavoro dopo aver avuto figli. Il quadro diventa quindi chiaro: l’esaurimento delle donne non è una questione di fragilità individuale. È strutturale.

Sorellanza: da slogan a vera rete di sostegno

È in questo contesto che la sorellanza — o solidarietà, come viene spesso definita nella letteratura femminista americana — ha smesso di essere soltanto un concetto teorico ed è diventata una pratica quotidiana. La studiosa femminista bell hooks, una delle voci più influenti negli Stati Uniti su questo tema, sosteneva che la solidarietà tra donne richiedesse un impegno condiviso per porre fine all’oppressione sessista — non semplicemente un’identità condivisa, ma un’alleanza politica attiva fondata sul rispetto e sulla cura reciproci.

Nella pratica, questo si traduce in gesti concreti: mentorship tra donne sul lavoro, reti di sostegno per madri single, gruppi tra pari in cui parlare apertamente di salute mentale, protezione reciproca in situazioni di molestie o mancanza di rispetto e il semplice — ma potente — rifiuto di competere laddove un tempo ci si aspettava rivalità.

La ricerca nel campo della psicologia sociale conferma che queste reti di sostegno hanno un effetto diretto sul benessere psicologico: appartenere a spazi collettivi rafforza il senso di connessione e di autoefficacia, mentre il sostegno reciproco aiuta ad attenuare lo stress e l’ansia causati dalla discriminazione di genere. La sorellanza, in questo senso, non è sentimentalismo — è salute pubblica.

Cura di sé: dai margini del femminismo al centro del dibattito

Se la sorellanza si prende cura del “noi”, la cura di sé si occupa dell’“io” — e le due cose procedono insieme. Per molto tempo, prendersi cura di sé è stato considerato un lusso o una forma di indulgenza. La scrittrice e attivista Audre Lorde ha ridefinito questa idea decenni fa con una frase che ancora oggi rimane centrale nel dibattito: prendersi cura di sé, scriveva, non era autoindulgenza — era autoconservazione, e questo rappresentava un atto di guerra politica.

Nella pratica, significa creare routine che includano vere pause: terapia, sonno, momenti di tranquillità, attività fisica senza sensi di colpa, dire “no” senza dover scrivere un intero paragrafo per giustificarsi. Significa anche riconoscere che stabilire dei limiti non è egoismo — anche se, come dimostrano ricerche recenti, le donne che pongono dei confini vengono ancora spesso giudicate “fredde” o “difficili”, un pregiudizio che gli uomini raramente affrontano per lo stesso comportamento.

Il punto di svolta del femminismo contemporaneo sta proprio nel comprendere questo: la cura di sé non può diventare un altro compito individuale da aggiungere a una lista già troppo lunga. Può funzionare soltanto quando esiste una rete — di amiche, colleghe e familiari — che sostiene e protegge quel tempo dedicato al riposo, invece di pretendere una produttività ininterrotta.

Cosa cambia nella pratica

Aziende, collettivi e organizzazioni femministe stanno già integrando questa logica nel proprio modo di operare: programmi strutturati di mentorship per le donne, gruppi di sostegno alla salute mentale sul posto di lavoro e una crescente consapevolezza del fatto che affrontare il burnout femminile richieda una leadership capace di integrare le prestazioni con il sostegno emotivo — e non il contrario.

Ma forse il cambiamento più significativo è quello culturale: l’idea che una donna che si prende cura di sé e una donna che si prende cura delle altre donne non stiano compiendo due gesti separati — fanno parte dello stesso movimento. Rivalità, competizione e isolamento sono stati — e in una certa misura lo sono ancora — strumenti che hanno portato le donne ad affrontare da sole problemi collettivi. La sorellanza spezza questo ciclo trasformando la cura in una rete, invece che in un peso individuale.

Conclusione

Parlare di sorellanza, cura di sé e salute mentale nel 2026 significa parlare di politica, economia e sopravvivenza — non soltanto di benessere. I dati sul burnout femminile e sul persistente divario retributivo di genere mostrano chiaramente che l’esaurimento delle donne ha radici strutturali, ed è proprio per questo che anche la risposta deve essere collettiva. Riposarsi, chiedere aiuto e prendersi cura delle altre donne hanno smesso di essere gesti isolati e sono diventati, insieme, una forma concreta di resistenza.

Fonti

  • Pew Research Center. Gender pay gap remained stable over past 20 years in US (2025). pewresearch.org
  • National Women’s Law Center. A Window Into the Wage Gap (2025–2026). nwlc.org
  • Bankrate. The motherhood penalty: Mothers earned 35 percent less than fathers in 2024. bankrate.com
  • Institute for Women’s Policy Research. Motherhood Is Hard—Pay Penalties Make It Harder. iwpr.org
  • Gallup. Women Show Stronger Employee Engagement Amid Higher Burnout (2026). gallup.com
  • Wellhub (ricerca HR). Burnout in U.S. Working Women: What HR Needs to Know. wellhub.com
  • CNBC / SurveyMonkey. Women at Work 2025–2026. surveymonkey.com
  • bell hooks. Feminism Is for Everybody: Passionate Politics. South End Press.
  • Audre Lorde. A Burst of Light: Essays. Firebrand Books.

Ulteriori dati sul mondo del lavoro e sulla salute mentale si basano anche sui risultati dell’American Psychological Association’s Work in America Survey e della ricerca Women @ Work di Deloitte, citati nelle fonti sopra.

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